Presentazione

Quanto sta accadendo oggi nella nostra società lascia a dir poco esterrefatti tutti coloro che riescono a vivere (o almeno tentano) cercando di cogliere il senso delle cose. Chi riesce a farsi nella mente un quadro complessivo dell’intera situazione mondiale, sente come se il mondo ci stesse cadendo addosso, e non è facile capire da quando e perché.

Che si pensi alla politica, all’economia, alla società in sé, alla famiglia, ai livelli di barbarie civile, culturale e comportamentale della gioventù (e non solo), a quanto sta accadendo nel campo della morale di diritto naturale (omosessualizzazione forzata, pedofilismo, eutanasia di vecchi e fanciulli, manipolazione genetica, incesto legalizzato e altro ancora che è lì per arrivare) per non parlare dell’ormai più che decennale mostruosità dell’abortismo e follia omicida della droga, fino ad arrivare alla devastante situazione della Chiesa odierna (da cardinali e vescovi eretizzanti a suore ballerine, da sacerdoti clown profanatori della Messa ai preti pedofili, dagli scandali finanziari ai vescovi pro omosessualismo, filo islamici, ecc. ecc.); tutto questo, e molto altro ancora (si pensi, solo per richiamare alcune drammatiche problematiche, all’autodissoluzione dell’Italia, al mondialismo a-morale, finanziario e distruttore delle civiltà e culture particolari, all’animalismo aggressivo, all’immigrazionismo incontrollato o alla mattanza di cristiani nel mondo) ci spinge alla costernazione.

Siamo costernati, perché non esiste campo dell’umano convivere, anche il più banale (vogliamo parlare del potere della corruzione economica? Della disoccupazione? Del trionfo della visione edonistica e materialistica nella vita quotidiana delle persone? Di mode ripugnanti, come la tribalizzazione tra giovani e ormai meno giovani? Del livello di disfacimento della Sanità? O di quello della scuola? O magari di quello dell’università? O vogliamo parlare del fatto che tutta la cultura e l’informazione sono in mano alle forze della sinistra sovversiva e dissolutrice? O vogliamo porre l’accento sul fatto che metà e oltre dell’Italia è sotto lo scacco delle mafie? Oppure vogliamo accennare alla dittatura totalitaria dell’UE e alla sconcezza dell’istituzione dell’Euro, che ha distrutto le monete nazionali e quindi la sovranità degli Stati e ha ridotto alla miseria e sovente al suicidio persone disperate, distruggendo inoltre la piccola impresa, mattone fondamentale dell’economia nazionale?) che non sia in via di dissoluzione.

Cosa è accaduto? Da quando? Perché?

Sono domande che richiedono risposte di una complessità tale che diviene impossibile parlarne in breve. Ma forse si può provare a dare una chiave di iniziale interpretazione, e lo scopo non vuole essere quello di fare cultura o sociologismo, ma quello di spingere i “buoni” (perché i buoni ci sono e non sono pochi, sono solo isolati, divisi, frazionati in antichi e obsoleti rancori, incomprensioni, ecc.) alla reazione e all’unione, perché la reazione oggi è un obbligo imprescindibile, pena la morte della nostra civiltà e cultura, la complicità col male che avanza e perché l’unione fa la forza.

Ci sta cascando il mondo addosso, dicevamo; nel senso che non v’è campo dell’umano convivere e dell’umana attività che non stia precipitando verso la sfacelo, le cui colonne ideali e operative su cui si sorregge la società non siano messe in pericolo o in discussione. Perfino le cose più normali e naturali che esistono, oggi sono sotto attacco: basti pensare all’ideologia del gender o all’eutanasismo programmatico. Perfino la vita, la famiglia, la naturale sessualità sono ormai in gravissimo pericolo. Perfino, quindi, l’uomo stesso, oltre che la società. Perfino i bambini, cui viene insegnato ora il sesso – e il sesso perverso – fin dalla più tenera età a scuola e all’asilo! Perfino papà e mamma sono sotto attacco (genitore 1 e 2).

Inutile nascondere che finanche nella Chiesa stessa si vive drammaticamente questa crisi. Non solo a livello di cedimento pratico alle debolezze umane (tutti conosciamo gli scandali orrendi che sono avvenuti e quelli meno orrendi e ben più presenti che normalmente avvengono), ma, ciò che è infinitamente più grave, a livello teologico, dottrinale e dogmatico (e liturgico), fino alle più alte gerarchie. E con la crisi della Chiesa si raggiunge il massimo livello di disastro, perché, quando crolla (o meglio: sembra crollare) anche l’ultimo incrollabile baluardo, veramente poi ci sembra che il mondo ci caschi addosso.

Sappiamo ovviamente che la Chiesa non crollerà e lo sappiamo per infallibile promessa divina. Ma è altrettanto vero che stiamo vivendo i giorni dell’apostasia generale, profetizzata da san Paolo, preannunciata da Cristo (“Quando il Figlio dell’Uomo tornerà sulla terra, troverà la fede?”), simboleggiata nel momento in cui, sul Lago di Tiberiade, la barca di Pietro sembra affondare tra le onde in tempesta mentre il Signore dorme. Il sonno del Signore non durerà ancora a lungo, ma finché dura… sarà dura (ci si passi il gioco di parole).

Pessimismo cosmico, quindi? Neanche per sogno: il pessimismo sistematico è solo l’altra faccia dell’ottimismo insensato. Essere ottimisti oggi solo perché si è ottimisti è da idioti o da furbastri in carriera. Ma essere pessimisti e basta è da vili e traditori. Occorre essere realisti, cioè liberi e lucidi nei giudizi in base al realismo di un san Tommaso d’Aquino e decisi e forti nell’azione, in base all’apostolato senza confini di un sant’Ignazio di Loyola, di un san Giovanni Bosco, di un san Massimiliano Maria Kolbe.

E da dove viene questa forza? Viene dalla virtù teologale della Speranza, la più necessaria oggi. La virtù che senza cadere nella banalità insopportabile dell’ottimismo riesce a disperdere tutte le nebbie del pessimismo. È proprio questa la grande scoperta di questi giorni neri, i più cupi della storia della Chiesa e dell’intera umanità: la scoperta della virtù della Speranza, certamente la meno compresa e vissuta delle tre virtù teologali.

Ma neanche la speranza deve essere fine a se stessa. Non oggi almeno, non in questa situazione. Per essere la virtù per eccellenza di questi giorni, deve condurre, come dicevamo, all’azione. O, ancor meglio, alla reazione.

La necessità della reazione

In realtà è alquanto inutile elencare tutte le ragioni della necessità della reazione, sono implicite in ciascuno dei disastri prima elencati e in molti altri che si potrebbero ancora elencare. Più utile invece può essere iniziare a pensare a come reagire.

A guardare con realismo la situazione, subito appare che quei cattolici coraggiosi (coraggiosi anzitutto perché non mentono a se stessi e al prossimo riguardo la realtà in cui viviamo) che non vogliono arrendersi alla distruzione imposta dalla modernità e dalla postmodernità sembrano essere qualche “Davide” (senza nemmeno le fionde, eccetto la preghiera e la capacità personale di pensare in libertà e fare apostolato) contro un’immensità di Golia, armati di tutto e padroni e schiavi al contempo del mondo intero, a partire dai Golia più vicini, quelli che si autodefiniscono “cattolici” seri, adulti, moderati, o dalle persone “perbene” e savie, che mai metterebbero in gioco se stesse e i propri interessi per contrastare la corrente odierna e che sono i primi invece a dare contro agli altri cattolici, come sempre accade.

Eppure, questi piccoli e pochi Davide esistono. La loro ulteriore debolezza consiste nell’essere divisi: o senza colpa, per il semplice fatto di non conoscersi, di essere lontani, di vivere isolati; o più colpevolmente, perché frazionati per questioni di carattere personale, per rancori del passato, per diffidenze del presente, per qualche dissapore ideologico o ideale che, seppur importante, spesso non giustifica però la divisione e il contrasto, non almeno quando si ha contro il mondo intero.

Il primo passo quindi da compiere deve essere proprio quello di superare – quando e finché possibile – le divisioni non insormontabili. Non sono più i giorni dei rancori del passato (e questo deve valere soprattutto per i meno giovani); non sono più i giorni del proprio orticello e basta, della cura della propria associazione; non sono più i giorni delle diffidenze ingiustificate o delle antipatie. Come non sono più i giorni dei leader carismatici.

Come non devono essere più i giorni dello scontro sui cavilli. I cavilli sono importanti, a volte fondamentali e decisivi, soprattutto in materia politica e ancor più teologica. Eppure, occorre – fino a quando possibile – andare oltre in nome dell’immensità del nemico da combattere. È inutile trovare motivi di divisione su tante questioni ideologiche, politiche a volte perfino teologiche, che però non sono assolutamente dirimenti. Chi si comporta sistematicamente in maniera divisiva creando continui dissapori e divisioni, spaccando ogni capello possibile, non è altro che l’altra faccia della medaglia di coloro che invece sono pronti a rinunciare ai valori eterni e immutabili per la propria carriera, democristianizzandosi pur di emergere o trovare una presunta affermazione personale. Sono due eccessi: uno è inconcludente e fa il gioco del nemico, l’altro è tradimento e fa il gioco del nemico.

Non che le suddette questioni non possano essere importanti (e a volte veramente dirimenti), ma quando il nemico stringe d’assedio le mura, è inutile litigare per dove si vorranno piantare le patate. Prima bisogna cacciare il nemico e tornare liberi, poi si deciderà, magari anche scontrandosi, dove piantare le patate. Se il nemico ci accerchia, non vi sono patate da piantare.

È inutile scannarsi ora per cercare la cause remote di tanti mali: a riguardo ognuno può avere le proprie idee, ma ora è necessario agire in comune per fronteggiare il disastro.

Così come è inutile nutrire ancora vanissime residue speranze nei politici e nei partiti. Chi fa questo, specie se non più giovane, è veramente un illuso. Non si vuole essere qualunquisti né anarchici, ovviamente, ma non si può continuare ancora a vivere di illusioni come se non si conoscesse la storia politica nazionale e i nostri politici. Anche i politici che attualmente assumono posizioni antieuro, solo qualche mese fa dicevano il contrario e se oggi si contraddicono è solo perché fiutano il vento. E molti di quelli che un tempo erano duri sulle posizioni pro life, dove sono oggi?

Se un giorno si arriverà a costituire un movimento saldo e forte, allora sarà anche utile, e forse necessario, confrontarsi con realtà politiche a noi più vicine. Ma solo quando si avrà un peso reale per condizionarne l’attività in senso buono. Altrimenti è tempo perso.

La giusta prospettiva

Perché però questa unione possa avere speranza di successo, occorre chiarire preliminarmente alcuni punti essenziali.

Uno degli errori più usuali del nostro mondo è quello di assolutizzare il proprio campo di battaglia. Per spiegarmi mi rivolgo all’esempio più illuminante e importante, quello del mondo pro life.

Molti (quasi tutti direi, salvo lodevoli eccezioni) di coloro che dedicano il proprio meritevole apostolato alla difesa dell’ordine naturale e cristiano, tendono, consapevolmente o meno, a credere che tutto dipenda dalla pur assolutamente fondamentale difesa della famiglia, della vita, della retta sessualità. Sfugge loro che queste problematiche, per quanto essenziali oggi, sono comunque legate e collegate a tutto quanto di altro avviene nel mondo. La follia odierna della Rivoluzione in tali campi proviene dalla stessa mente archetipica che spinge l’umanità verso la repubblica universale. Le menti che hanno creato l’euro sono tutt’uno con chi vuole imporre il sesso deviato ai fanciulli. Chi gestisce l’invasione degli immigrati in Europa ha gli stesso scopi assoluti di chi vuole imporci la teoria del gender. E si potrebbe continuare a lungo.

D’altro canto, molti di coloro che sono esperti di economia tendono a credere che tutto dipenda dall’euro e dai meccanismi finanziari, dimenticandosi dei risvolti teologici, politici e morali della Rivoluzione e che l’economia è scienza subordinata e non primaria.

Altro esempio. Un giorno un sacerdote disse: “basta restaurare la Messa antica, e tutto tornerà come prima”. Ecco un esempio concreto di quanto si vuole affermare. È ovvio che la Santa Messa è la cosa più importante del mondo, ma è altrettanto ovvio che il mondo non ha cominciato ad andare a rotoli nel 1970 con la riforma liturgica, ma che al contrario si è arrivati alla riforma liturgica, e al caos odierno nella Chiesa, dopo secoli di Rivoluzione. La stessa rivoluzione nella Chiesa è figlia delle tappe precedenti della secolare rivoluzione gnostica che ha preparato il mondo odierno distruggendo la civiltà cristiana. Anche la crisi della Chiesa, insomma, è figlia e non madre del caos odierno ed è collegata con tutto il resto (basti pensare al peso che il ’68 ha avuto e ha nel clero).

Occorre insomma compiere, da parte di tutti, un’importante – e forse faticosa – virata di prospettiva di lotta. Finché settorializziamo il nostro impegno, combatteremo sempre e solo un braccio o poco più dell’idra rivoluzionaria. Sarà sempre una fatica di Sisifo: anche quando si ottengono momentanee vittorie, dopo poco tempo l’idra rivoluzionaria torna all’attacco con tutta la sua forza.

L’idra va attaccata nella sua totalità. La Rivoluzione agisce contemporaneamente nella Chiesa (teologicamente, spiritualmente, liturgicamente), nella politica (internazionale e nazionale), nella società, nell’economia, nella cultura. Noi dobbiamo rispondere su tutti i campi, contemporaneamente: non v’è altra via di salvezza. Finché c’è qualcuno che crede che l’unico problema sia la liturgia, o la battaglia pro life, o la famiglia, o l’euro, o il mondialismo, ecc., saremo come tanti drappelli di un esercito allo sbaraglio. Quando invece questo esercito sarà pienamente unito e compatto, le vittorie non saranno più momentanee e limitate, e l’idra inizierà a vacillare.

Ovviamente, non tutti possono fare tutto. Anzi, ognuno già fa molto nel proprio specifico settore. Ma questa è un’altra ragione in più per dover unire le forze, non per restare divisi e incompresi gli uni con gli altri. Chi crede che conti solo ciò che capisce e sente nel cuore, ha già sbagliato strategia. Per questo occorre unire le forze, per poter rispondere nel campo della dissoluzione morale come in quello economico, in quello teologico e liturgico come in quello politico e culturale.

D’altro canto, però, questo invito a superare le divisioni non vuol essere affatto un invito all’annacquamento dei principi. L’annacquamento sarebbe una nuova democristianizzazione, e quindi un ulteriore tradimento. È necessario pertanto essere pienamente concordi su dei punti di lotta essenziali e irrinunciabili, sui principi non negoziabili e sui campi di battaglia attualissimi. Chi non concorda su questi principi e campi di battaglia, è fuori dalla lotta comune e non potrebbe essere altrimenti. La capacità di lotta e di vittoria non nasce infatti dal numero (proprio perché la nostra forza è in Dio e non in noi stessi) ma dalla fede assoluta e libera in quei valori, dalla speranza fermissima dell’aiuto del Cielo, dalla carità sincera e fraterna fra chi combatte e crede.

Ora è tempo, per chi li condivide e vuole dare il proprio contributo a questa santa e impellente battaglia, di scendere in campo, unirsi e impegnarsi secondo le proprie possibilità.

È tempo di incontrarci e creare una entità comune che unisca tutte le associazioni già esistenti e i singoli pronti all’impegno al servizio di Cristo, della Chiesa e della civiltà cristiana. Questa entità comune dovrà avere dei dirigenti il cui scopo sarà quello di coordinare l’unità della lotta comune in tutti i settori e la promozione del bene in ogni campo.

Una proposta di inizio di azione comune

Chi scrive vuole offrire non una ulteriore associazione come tante già esistenti, molte delle quali ricche di meritevoli azioni e importanti risultati. Vuole invece offrire una nuova prospettiva di lotta: quella dell’unione generale e della lotta a 360 gradi, unione e lotta basate sulla certezza piena di valori irrinunciabili in ogni campo fondamentale dell’umana convivenza.

Per questo l’insieme dei punti ideali offerti è per l’appunto “completo”: non quantitativamente, ovviamente, ma qualitativamente, nel senso che si espande in tutti gli essenziali princìpi e valori della nostra civiltà. E non ammette “mezzi termini” e accomodamenti. Gli ideali offerti sono essi stessi una selezione dirimente dei combattenti per la giusta causa.

Non si può essere, tanto per capirci, contro l’euro ma per la deriva sessuale. Non si può essere per la famiglia naturale ma per l’evoluzionismo dei dogmi. Non si può essere contro l’immigrazionismo ma liberali, socialisti o radicali. Né basta avere buone idee in tutti i settori ma limitarsi, come detto, alla lotta in uno solo.

Occorre coerenza assoluta, in ogni campo, dalla teologia alla politica, dalla società all’economia, dalla cultura alla coerenza della propria azione d’apostolato.

La Confederazione Civiltà Cristiana

Il primo passo da compiere per la reazione cattolica e civile è quindi quello di unire e/o confederare tutte le forze – associative o individuali – in una entità che ci renda capaci di lottare insieme e divenire meno deboli e più incisivi.

Chi vuole reagire alla distruzione totale del nostro mondo e dell’ordine naturale e civile, non solo deve capire che il nemico è uno e unitario e agisce nella piena complessità, ma deve capire che occorre combattere in piena unità con tutti coloro che Dio ha chiamato alla comprensione. La comprensione di quanto oggi sta accadendo è una grazia divina, che solo la Madonna può ottenere per i suoi figli. Chi l’ha avuta, ne è pienamente responsabile e dovrà risponderne un giorno. Non sono questi i tempi di pensare a se stessi, perché chi pensa a se stesso tradisce se stesso e il prossimo e rinnega i doni ricevuti da Dio.

Questi sono i giorni decisivi della storia come delle nostre singole vite. È in gioco la salvezza della civiltà e delle future generazioni. La salvezza del Cristianesimo stesso. Come dell’Italia, della famiglia, della gioventù, di ognuno di noi.

Se il nemico è immenso, se la sua forza sembra imbattibile, in realtà, occorre tener presente che se anche la moltiplicassimo per un milione di milioni di volte, ebbene, sarebbe nulla in confronto alla forza di Colui di cui vogliamo essere servi, di Colei di cui vogliamo essere soldati.

Da soli non possiamo nulla e siamo nulla. Ma con l’aiuto del Cielo possiamo divenire tutto e vincere oltre l’inimmaginabile. Che queste non siano solo chiacchiere usuali senza risultati concreti, dipende da noi. Iniziamo ad agire superando i nostri personali limiti: superiamo le divisioni, i rancori, gli interessi, e agiamo uniti come una “acies ordinata”.

Ed eccoci giunti quindi alla novità che vogliamo proporre.

È stata costituita la Confederazione Civiltà Cristiana.

Come il nome stesso dice, l’intento è quello di confederare associazioni e singoli in una lotta di resistenza e reazione comune, perché l’unione fa la forza. Questa nuova Confederazione non vuole superare le realtà già esistenti (non solo non può, ma non vuole), ma anzi le presuppone, perché senza esse sarebbe vuota in partenza. Se mi si permette un paragone storico azzardato per spiegare più concretamente il concetto, si potrebbe parlare del Sacro Romano Impero, strutturato in più di 300 Stati e in numero immenso di feudi, che, seppur esistenti di per sé, costituivano però una realtà unica proprio nella loro elevazione ad essere parte del Sacro Romano Impero, appunto (naturalmente noi non abbiamo né Impero né imperatore, ma il ricordo del bene deve sempre illuminarci nelle nostre scelte).

In base all’accettazione dei princìpi esposti, si invitano tutte le associazioni cattoliche italiane e tutti i cattolici italiani a impegnarsi in questa iniziativa di lotta comune.

Il nostro mondo è ricco di iniziative, di natura spirituale, politica, culturale, sociale, educativa. Che ogni associazione rimanga se stessa e continui la propria sacrosanta battaglia. Ma confederiamoci tutti per aiutarci a vicenda e divenire più forti. Lo scopo è quello di invertire la rotta che la storia ha preso negli ultimi secoli e in particolari negli ultimi decenni. E per incidere nella storia occorre lavorare in tutti campi, dal religioso al culturale, dall’economico al sociale. Ma è ovvio che il principale rimane il politico, e questo a maggior ragione oggi, specie in Italia, ove il sistema politico sta evidentemente crollando dinanzi ai nostri occhi non riuscendo più a fornire nessuna certezza istituzionale e civile per il futuro.

In poche parole, l’azione della Confederazione dovrà essere totale, e per fare questo occorre iniziare ad agire e a coordinarsi fin da subito.

È stato già ideato il simbolo della Confederazione, scritto lo Statuto e si sta organizzando la struttura gerarchica, a livello centrale e sul piano territoriale nazionale. Il sito è attivo da oggi e nei prossimi giorni avranno luogo le prime iniziative di formazione e propaganda.

Il sito è a disposizione di tutti gli associati e conterrà articoli, libri, bibliografie tematiche, registrazioni di interventi, convegni, fino all’uso di una tv streaming: un vero e proprio strumento di battaglia civile e culturale.

La Confederazione, proprio perché finalizzata alla lotta teologica, politica, culturale e civile, prevede, se Dio vuole, la possibilità concreta della discesa nell’agone politico nazionale, ponendosi come alternativa cattolica e tradizionale vera – senza compromesso alcuno con l’attuale mondo politico nel suo insieme – alla decadenza politica ed economica e alla rovina dell’Italia e della nostra civiltà e cultura.

Invitiamo tutti coloro che condividono gli ideali, i punti programmatici e gli obbiettivi di questa iniziativa a contattarci e a unirsi a noi. La costruzione, l’attuazione e la gestione quotidiana è nelle mani di tutti coloro che per primi vi crederanno e con i quali si vorrà dare vita ufficiale alla struttura e al suo coordinamento nazionale.

Roma, 29 settembre 2014

Piattaforma di una “guida di intenti” da perseguire nell’azione pubblica

1) Politicamente:

1) Fuoriuscita dell’Italia dall’Unione Europea così come è oggi, espressione del mondialismo dissolutore e della tecnocrazia anticristiana.

2) al posto dell’attuale progetto europeista, proposizione di una confederazione delle Patrie e dei popoli, ove ogni popolo mantiene la piena sovranità e la propria identità tradizionale.

3) autonomismo amministrativo, economico, culturale, civile, mirato non solo al miglioramento economico strutturale, ma anche e soprattutto alla difesa delle tante identità culturali e civili che formano l’insieme della italianità. Europei sì, ma prima italiani. Italiani sì, ma prima lombardi, veneti, toscani, siciliani, napoletani, ecc. Come era l’Europa della Res Publica Christiana medievale.

4) Rivendicazione di una politica estera italiana non più sottomessa agli interessi della globalizzazione e con capacità di riscuotere il rispetto internazionale dovuto al popolo italiano nel consesso delle nazioni.

5) Drastico inasprimento delle pene detentive per tutti coloro che si macchiano di reati contro il prossimo. Rifiuto quindi del perdonismo e giustificazionismo dei violenti al fine della reale salvaguardia della sicurezza e dei beni degli italiani. Revisione del diritto penale al fine della garanzia della certezza della pena e soprattutto ribadimento del diritto alla legittima difesa personale. Maggiore facilità all’utilizzo delle armi a scopo della legittima difesa personale e sicurezza nel diritto alla difesa personale.

6) Difesa attiva dei cristiani perseguitati e massacrati nel mondo.

Economicamente:

1) L’euro è una moneta innaturale frutto del progetto tecnocratico mondialista, senza radici storiche e fondamenta economiche, e senza l’“affetto” dei popoli, finalizzata alla distruzione delle economie nazionali come familiari, e alla dipendenza dell’Italia da potenze straniere e dalla finanza sinarchica, i cui risultati sono oggi dinanzi agli occhi di tutti. Occorre quindi un ritorno alle valute nazionali, nate nel corso dei secoli con naturale processo storico.

2) Nascita anche di nuove valute locali, perché ogni mezzo per frenare il centralismo totalitario tecnocratico è essenziale;

3) restaurazione della sovranità popolare della moneta e fine dell’imbroglio del debito pubblico, con conseguente drastica diminuzione del peso fiscale sulle famiglie, sulle imprese e sui singoli;

4) Snellimento fino al possibile delle pastoie burocratiche, specie per qual che concerne la libera intrapresa economica, con conseguente aumento della possibilità di offerta di lavoro;

5) Guerra alla finanza mondiale, con tutti gli strumenti leciti possibili, in difesa della piccola e media impresa familiare e della libertà dei cittadini italiani ed europei.

5) Costituzione di un’economia sottomessa alle leggi della religione cristiana, del diritto naturale e ai reali interessi delle persone e dei popoli, contraria al mondialismo dissolutore.

6) Controllo ferreo delle banche e costituzione di istituti di credito popolare per favorire la libera impresa familiare e sovvenire ai bisognosi.

Istituzionalmente:

Premesso che la migliore forma di governo è, come insegna la dottrina cattolica e naturale, la monarchia temperata (controllata e limitata dai ceti aristocratici e dirigenti) cristiana, e che questa deve rimanere la meta ultima di ogni desiderio di ordine politico e civile, e premesso che la Confederazione Civiltà Cristiana vede nel Sacro Romano Impero la migliore forma istituzionale e politica che l’Europa abbia mai avuto, dato che ad oggi è del tutto irrealizzabile tale ideale come improponibili sono le attuali famiglie reali, rimane inteso che, per compiere almeno dei passi in senso costruttivo, si propone:

1) Fine della partitocrazia odierna e istituzione di una Repubblica confederale e presidenziale al contempo.

2) Promozione di un autonomismo territoriale e identitario, con autonomie locali con ben specificati incarichi di governo.

3) Formazione di élites culturali, morali e dello spirito cui affidare la gestione della cosa pubblica e della coscienza nazionale.

4) Drastica diminuzione di tutte le cariche politiche, sia elettive che di nomina, basandosi sull’essenziale al fine della corretta gestione dello Stato e dei governi federali;

5) Maggiore attuazione del principio di sussidiarietà, in ogni campo della politica, dell’amministrazione e della pubblica convivenza, a difesa delle libertà essenziali dei cittadini e come barriera al totalitarismo accentratore.

6) Al fine di debellare lo strapotere politico della magistratura, i vari “partiti dei giudici” di certa magistratura ideologizzata e la “casta degli intoccabili” e ingiudicabili, occorre istituire la responsabilità civile e penale dei magistrati e un organo di controllo del loro operato non composto da magistrati di professione (“cane non morde cane”) e

7) elezione diretta da parte del popolo dei magistrati, che in tal maniera rispondono anche agli italiani dei loro atti.

Socialmente:

  1. Appoggio fiscale alle famiglie numerose, in proporzione al numero dei figli.
  2. Sussidi per le donne che decidono di non lavorare e accudire la famiglia.
  3. Politiche di aiuto all’aumento delle nascite.
  4. Appoggio fiscale a tutte le istituzioni cattoliche e di beneficienza di acclarata fedeltà alla Tradizione e al Magistero della Chiesa Cattolica.
  5. Chiusura immediata e totale dei confini nazionali all’immigrazione clandestina ed espulsione immediata degli immigrati clandestini, di quelli senza lavoro e dei responsabili di reati.
  6. Forti restrizioni e controlli anche per l’immigrazione legale.
  7. Conseguente difesa della identità religiosa, civile e culturale della millenaria civiltà italiana ed europea.
  8. Controllo costante e severo delle comunità islamiche ancora sul suolo nazionale con espulsione definitiva di tutti i sospetti nemici della nostra civiltà.
  9. Organizzazione e sovvenzione di enti preposti all’aiuto internazionale alle popolazioni in difficoltà, a partire dai cristiani perseguitati.

Fermando l’immigrazione e favorendo di contro l’aiuto – sia fondato sulla beneficienza caritativa che su investimenti imprenditoriali – di istituzioni che possono investire nei Paesi poveri, si ottiene un triplice risultato: 1) si difende l’identità cattolica e italiana; 2) si evitano conflitti religiosi, sociali e razziali; 3) anziché aiutare un numero limitato di immigrati si aiutano centinaia di milioni di persone direttamente nei loro Paesi di origine, sviluppando le loro economie; 4) si favorisce anche l’impresa italiana in quei luoghi; 5) si combatte la criminalità che sfrutta i disperati e li tratta come bestie; 6) si combattono gli ipocriti sostenitori del mondialismo eversivo.

Moralmente e bioeticamente:

1) Difesa incondizionata della vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale. Il che vuol dire:

a) Proibizione legale dell’aborto in ogni forma; l’aborto è omicidio, e come tale va giudicato (pertanto, abolizione definitiva della Legge 194);

b) Proibizione dell’eutanasia in ogni forma; l’eutanasia è omicidio, e come tale va giudicata;

c) Proibizione di ogni forma di manipolazione genetica e blocco immediato delle fecondazioni non naturali;

d) Reintroduzione della ruota degli esposti per i bambini non voluti e di enti religiosi pronti a sostenere le mamme che non possono crescere i loro figli così come chiunque sia nel bisogno materiale. E pertanto tali enti dovranno essere del tutto esentati da tassazione;

e) Difesa integrale della famiglia naturale fondata sul matrimonio fra uomo e donna. Nessun altra forma di unione può essere accettata dallo Stato, tanto meno riconosciuta. Va da sé che la vita privata delle persone rimane libera. Ma proprio in quanto privata, non ha diritto ad alcun riconoscimento statale e civile. Ovviamente le adozioni saranno possibili solo per coppie di sposi;

2) Ferreo controllo della moralità pubblica e lotta alla corruzione morale;

3) Rifiuto della “società dei diritti” intesi come guerra all’ordine naturale e divino del creato.

4) Rifiuto totale di tutte le aberrazioni e follie che si stanno profilando oggi (pedofilismo, bestialità, “matrimoni” plurimi anche fra specie differenti, poliamore, corruzioni infantile tramite la scuola, incesto e altro ancora).

5) Messa al bando definitiva per tutte le droghe e pene ferree per gli spacciatori.

Culturalmente:

  1. Decomunistizzazione di tutto il mondo culturale e massmediatico italiano, da cui dipende in massima parte lo strapotere delle forze rivoluzionarie e sovversive. Massima attenzione dovrà essere data alla battaglia delle idee, tramite ogni mezzo lecito e pacifico, al fine di liberare la cultura e l’informazione nazionali dall’influsso nefasto dei poteri lobbistici rivoluzionari, massonici, di sinistra o liberali che siano.
  2. Riproposizione di contro della meravigliosa tradizione culturale, civile, artistica italiana e cristiana, come antidoto alla morte della cultura e dell’intelligenza oggi imperanti.
  3. Liberalizzazione del reclutamento scolastico e universitario, per strapparne il controllo alle lobby dei docenti di sinistra e massoni e alle camarille. I dirigenti e le cariche (scolastiche e accademiche) recluteranno i docenti tramite concorsi interni e risponderanno direttamente dinanzi agli italiani, alla legge e alla propria reputazione e coscienza delle scelte compiute. Aiuto concreto alla creazione di scuole private (non parificate) cattoliche o dell’home-schooling, unico mezzo per sottrarre i bambini dalla mostruosa deriva dei testi e dei docenti scolastici, specie di quelli della materna e delle elementari.
  4. Incremento di ogni possibile attività culturale, mediatica, cinematografica, artistica, per riconquistare a Cristo la scuola, l’università, i media, il cinema, le case editrici, la cultura.

Religiosamente:

1) Riconoscimento della fede cattolica come religione di Stato; la prassi politica deve ispirarsi alle norme della dottrina morale e civile del Magistero perenne della Chiesa Cattolica.

2) Stato e Chiesa Cattolica devono essere entità distinte, ma non laicisticamente separate. Come corpo e anima sono distinti, ma non separati (la loro separazione produce la morte), la religione e la politica devono procedere, ognuna nel proprio campo, insieme per il bene terreno e politico dei popoli e per la salvezza delle singole anime.

3) Le altre religioni devono essere tollerate. Libertà di professare la propria religione, ma senza che venga riconosciuto alcun diritto all’errore. E saranno tollerate in rapporto alla propria capacità di tolleranza.

4) Forte attività di ricristianizzazione del popolo italiano, non forzata ovviamente (la Fede non si impone con la forza, bensì la si può e si deve proporre con la predicazione della verità nella carità), ma concretamente proposta fin dalla scuola. I docenti di religione, gli educatori e i catechisti dovranno avere una salda fede nei princìpi della Tradizione dottrinale e magisteriale della Chiesa Cattolica.

5) Difesa con ogni mezzo lecito della sacralità pubblica di Dio, di Gesù Cristo Sacramento, della Vergine Ss.ma e dei santi, della dignità della nostra fede e della Chiesa, come dei beni artistici religiosi.

6) Accrescimento nei giovani (e anche nei meno giovani) dell’amore per la propria terra, per le avite usanze e tradizioni, della fierezza assoluta di essere italiani e di appartenere ad una grande e splendida civiltà e della consapevolezza di essere stati scelti da Dio per ospitare la sua Chiesa, e fornire ad essa la gran parte dei suoi uomini in tutti i tempi. Insomma, fomentare la riscoperta della profonda gioia di essere italiani, ricordando che l’Italia, e l’italianità, non cominciano nel 1861 (anzi, da lì comincia il tradimento dell’italianità), ma si radicano negli ultimi 27 secoli di storia civile e culturale 20 secoli di storia religiosa. E che gli italiani hanno prodotto quello che di gran lunga è il più grande e splendido patrimonio spirituale, civile, culturale e artistico di tutti i tempi.

Caritativamente:

  1. Continua attività caritativa di sostegno alle famiglie bisognose, a tutti coloro che soffrono e sono in difficoltà, partendo anzitutto dagli italiani e dai cristiani sotto persecuzione, per arrivare per quanto possibile ai sofferenti di tutto il mondo.
  2. Sostegno alle istituzioni cattoliche di beneficienza, con preferenza per quegli ordini e istituti religiosi che oltre ai bisogni materiali si occupano anche e anzitutto della conversione e della cura delle anime.

Invitiamo tutti coloro che condividono nella essenzialità quanto detto e specialmente i punti progettuali elencati, ad aderire formalmente, concretamente e direttamente a questa iniziativa, a sostenerla materialmente e a lottare insieme ai fondatori.

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